Giovanni 11, 25-27
Nel dialogo con Marta, sorella di Lazzaro, Gesù afferma di essere la risurrezione e la vita: chi crede in Lui, anche se muore, vivrà; e chi vive nella fede non sarà separato da Dio per sempre. Marta risponde con una professione di fede piena: riconosce Gesù come il Cristo, il Figlio di Dio atteso nel mondo.
La spiegazione di Gesù a Maria Valtorta
Gesù spiega che la promessa fatta a Marta — chi crede in Lui non conoscerà la morte eterna — richiede una fede profonda, capace di aprire l’anima alla vita eterna. Non tutti raggiungono questa pienezza di fiducia, e per questo il Signore cerca persone che credano con intensità, quasi moltiplicando la loro fede, affinché la loro generosità spirituale sostenga chi vive una fede debole o incerta. È come se alcuni credenti diventassero intercessori per gli altri, offrendo atti di amore e di fiducia che illuminano le anime più tiepide.
Gesù ricorda che questa carità spirituale deve essere rivolta prima di tutto verso coloro che ci sono più vicini, soprattutto verso i familiari. Anche se non sempre riceviamo gratitudine in questa vita, la riconoscenza fiorirà nell’eternità, quando le anime illuminate dalla luce di Dio comprenderanno pienamente il bene ricevuto.
Il Signore invita poi a consegnargli il cuore: le fragilità, le ferite, le paure, le speranze. Se gli uomini affidassero davvero a Lui la loro interiorità, il mondo sarebbe trasformato: il peccato perderebbe forza, i vizi non avvelenerebbero più la vita, e le relazioni non sarebbero segnate da violenze e incomprensioni. Consegnare il cuore a Dio è la via della guarigione e della pace.
Gesù chiede di vedere in Lui non solo il Signore, ma anche l’Amico e il Fratello che ama con perfezione divina. A chi soffre e ascolta, ricorda che la sua compassione è più grande di ogni dolore umano: invita a camminare insieme, a trovare consolazione nella sua presenza, e a lasciarsi sostenere dal suo amore.
(Bibliografia: Gesù a Maria Valtorta, Maria Valtorta – I quaderni del 1943 – 2-3 ottobre)

Giovanni 20, 11-18
Maria di Magdala, rimasta presso il sepolcro vuoto, piange la scomparsa del corpo di Gesù. Due angeli le chiedono perché pianga, e lei risponde che non sa dove sia stato posto il suo Signore. Voltandosi, vede Gesù, ma non lo riconosce. Solo quando Egli la chiama per nome — Maria! — lei comprende che è il Risorto e lo saluta come Maestro. Gesù le affida un compito: annunciare ai discepoli che Egli sale al Padre. Maria diventa così la prima testimone della Risurrezione.
La riflessione di Maria Valtorta
Maria Valtorta vede in questo episodio una delle manifestazioni più luminose della misericordia di Cristo. Il Risorto, invece di mostrarsi per primo ai discepoli o a figure eminenti, sceglie una donna che era stata peccatrice e che, grazie al suo amore, era stata trasformata. Questo gesto rivela la logica del Vangelo: la grazia raggiunge per primi coloro che hanno sperimentato la fragilità e la redenzione.
Per Valtorta, il fatto che gli evangelisti non parlino di un’apparizione a Maria, Madre di Gesù, mette ancora più in risalto la scelta del Signore: la prima rivelazione pubblica della Risurrezione è affidata a Maria di Magdala, simbolo di tutte le anime che hanno conosciuto il perdono. In lei, Cristo mostra la sua identità definitiva: non più solo il Verbo eterno, né soltanto l’Uomo che nasconde la divinità, ma il Dio-Uomo risorto, che porta con sé la nostra umanità nella vita eterna.
La missione affidata a Maria — annunciare ai discepoli che Gesù sale al Padre — diventa per Valtorta un segno di fiducia sconfinata. Il Risorto consegna a una donna redenta il primo messaggio pasquale, quasi a dire che chi è stato raggiunto dalla misericordia può diventare messaggero della speranza per tutti.
Questa scelta, secondo Valtorta, dovrebbe essere ripetuta e ricordata alle anime che si sentono indegne: Cristo non solo perdona, ma precede i peccatori convertiti, li pone al centro della sua attenzione, li rende testimoni privilegiati. La “primizia” della Risurrezione è donata a chi rappresenta la moltitudine dei salvati dalla grazia.
(Bibliografia: Maria Valtorta – I quaderni del 1943 – 24 aprile)
Immagine di copertina: Vladimir Borovikovsky, Public domain, via Wikimedia Commons