Luca 13, 6-9 – La parabola del fico sterile spiegata da Gesù a Maria Valtorta
Nel Vangelo di Luca, Gesù racconta la parabola di un uomo che, dopo aver trovato sterile un fico piantato nella sua vigna, decide di abbatterlo. Il vignaiolo però lo invita alla pazienza: chiede un altro anno per lavorare il terreno, nutrire la pianta e tentare ancora di farla fruttificare. Solo se anche dopo queste cure il fico resterà infruttuoso, allora sarà tagliato.
In una meditazione spirituale, Gesù riprende questa immagine per parlare a Maria Valtorta di una persona a lei molto cara. Le spiega che quella parabola illumina la storia della sua anima: come il vignaiolo della parabola, Egli ha circondato quella creatura di attenzioni e misericordia, concedendole tempo e occasioni per aprirsi alla grazia. Più volte, nel corso degli anni, il Signore aveva osservato la sua vita spirituale senza trovare i frutti che la grazia avrebbe voluto generare. E più volte, pur vedendo la sua resistenza, aveva trattenuto il giudizio, offrendo ancora possibilità di conversione.
Gesù racconta di aver predisposto un ultimo aiuto attraverso un sacerdote, affinché quell’anima potesse ricevere i sacramenti e nutrirsi del suo Corpo e del suo Sangue, come un concime spirituale capace di far maturare almeno qualche frutto prima dell’incontro definitivo con Lui. Maria, con la sua preghiera e il suo dolore, aveva collaborato a questo lavoro di misericordia.
Quando finalmente quell’anima ha dato tutto ciò che poteva, il Signore l’ha chiamata a sé, perché un tempo più lungo avrebbe rischiato di far svanire i frutti appena maturati, consumati da fragilità e risentimenti umani. Gesù rassicura Maria: anche se quella persona non ha saputo ringraziarla in vita, ora, illuminata dalla luce divina, riconosce il bene ricevuto e gliene è grata.
Il Signore la invita a non lasciarsi vincere dalla tristezza: la sua preghiera continua ad avere valore, e la misericordia di Dio accompagna l’anima che ha lasciato la terra. Maria è esortata a confidare, a sperare e a restare nella pace, perché il cuore di Cristo accoglie e sostiene con tenerezza più grande di quella di ogni madre.
(Bibliografia: Maria Valtorta, I quaderni del 1943, 4-5 ottobre, Prima notte d’orfana)